
NEWS - 03 aprile 2025
CONSORZIO DEL PARMIGIANO REGGIANO: I DAZI USA AGGIUNTIVI PARI AL 20% SONO UNA TASSA SUI CONSUMATORI AMERICANI E UN DANNO ALLA FILIERA DI PRODUZIONE-IMPORTAZIONE
Con questo aumento, le tariffe fisse sulla Dop salgono dal 15% al 35%, portando il prezzo del 24 mesi sugli scaffali USA da circa 50 dollari al Kg a circa 59 dollari al kg. Il Presidente del Consorzio Nicola Bertinelli: «Imporre dazi su un prodotto come il nostro aumenta solo il prezzo per i consumatori americani, senza proteggere realmente i produttori locali»
Con l’annuncio delle tariffe fisse aggiuntive pari al 20% introdotte dagli USA su tutte le importazioni dall’Unione Europea, i dazi sul Parmigiano Reggiano passano dal 15% al 35%. Prima di questo aumento, il formaggio Dop di 24 mesi, che in Italia viene oggi venduto a circa 15 €/kg, negli USA finiva sugli scaffali con un prezzo medio di circa 50 dollari al kg (44 €/kg). Con i nuovi dazi aggiuntivi, lo stesso verrà venduto a circa 59 dollari al kg (52 €/kg).
Gli Stati Uniti sono il primo mercato estero del Parmigiano Reggiano, pari al 22,5% della quota export totale: nel 2024 sono state esportate oltre 16.000 tonnellate, con un aumento del +13,4% sul 2023. Cionondimeno, attualmente la Dop copre circa il 7% del mercato dei formaggi duri a stelle e strisce e viene venduto a un prezzo più che doppio rispetto a quello dei parmesan locali. Pertanto, non è in reale concorrenza coi formaggi locali: si tratta di prodotti diversi che hanno posizionamento, standard di produzione, qualità e costi differenti. Nel 2019, quando il presidente Donald Trump introdusse tariffe aggiuntive pari al 25%, il Parmigiano Reggiano fu il prodotto più colpito con un aumento da 2,15 a 6 dollari al chilo e un incremento del prezzo a scaffale dai 40 ai 45 dollari al chilo. Tuttavia, i dazi vennero poi sospesi il 6 marzo 2021 e non crearono problemi in termini di vendite.
Gli statunitensi hanno continuato a scegliere Parmigiano Reggiano anche quando il prezzo è aumentato. Negli USA chi lo compra fa una scelta consapevole: ha infatti un 93% di mercato di alternative che costano 2-3 volte meno. Imporre dazi su un prodotto come il Parmigiano Reggiano aumenta solo il prezzo per i consumatori americani, senza proteggere realmente i produttori locali: è dunque una scelta che danneggia tutti. Inoltre, essere a scaffale con un prezzo più alto a fianco di un parmesan che può essere facilmente confuso con il vero e unico Parmigiano Reggiano e che costa meno della metà è motivo di preoccupazione per il Consorzio, perché il costo del prodotto influisce inevitabilmente sulle scelte dei consumatori.
Le Dop come il Parmigiano Reggiano sono per definizione prodotti che, nel nome della trasparenza verso il consumatore (tracciabilità, trasparenza e certificazione), sopportano costi di produzione superiori ai prodotti comparabili slegati da tali vincoli. Per il Consorzio, l’adozione di barriere al commercio mirate contro le Indicazioni geografiche è da considerarsi uno strumento “non etico”, dannoso per quei prodotti che sono patrimonio dei territori e che rappresentano un bene collettivo delle comunità che li producono. Da qui, l’esigenza di rivendicare una richiesta di moratoria dei prodotti IG dai possibili strumenti e interventi contrari al libero commercio.
«L’aumento dei dazi sul Parmigiano Reggiano dal 15% al 35% è una notizia che di certo non ci rallegra», dichiara Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio, «ma il nostro è un prodotto premium e l’aumento del prezzo non porta automaticamente a una riduzione dei consumi. Lavoreremo per cercare con la via negoziale di fare capire per quale motivo non ha senso applicare dazi a un prodotto come il nostro che non è in reale concorrenza con i parmesan americani. Con gli USA occorre intavolare un ragionamento sul fatto che non si hanno vantaggi nell’intraprendere una guerra commerciale, né da un lato né dall’altro. Questo dialogo non va condotto bilateralmente dai singoli Paesi, ma dall’Unione Europea. Come alternativa ai dazi, il Consorzio crede nella collaborazione tra Italia e USA basata sul reciproco riconoscimento delle eccellenze. Anche in Stati quali Wisconsin, Massachusetts e Vermont ci sono formaggi tradizionali locali a latte crudo realizzati solo lì. Vogliamo lavorare con le istituzioni, le associazioni e le imprese USA per supportare il riconoscimento di questi prodotti all’interno dell’UE affinché vengano tutelati e valorizzati grazie a un’etichettatura chiara e trasparente. Vogliamo, però, che ci sia una reciprocità di imposizione e riconoscimento per il nostro Parmigiano Reggiano nel mercato USA. I prodotti legati a una tradizione o a un localismo devono diventare uno strumento di sviluppo territoriale in deroga a tutte le vicende delle dispute commerciali perché non si tratta di commodities. Ci rimboccheremo le maniche per sostenere la domanda in quello che è il nostro primo mercato estero».
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